Matteo Rubin, la freccia del Foggia: "Non fermiamoci adesso"

Foto: Carla Bianco
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Matteo Rubin, classe 1987, un nome che è garanzia di esperienza e affidabilità. Una vita “al Nord” tra piazze come Siena, Torino, Bologna e Modena e più di 200 presenze tra Serie A e Serie B. Poi la scelta di sposare la causa del Foggia Calcio. Eurogol, assist e tanti chilometri macinati sulla corsia mancina. Uno degli uomini simbolo del Foggia targato Stroppa nonché titolare inamovibile e uno dei giocatori più utilizzati dell’intera Lega Pro. Oggi è intervenuto ai microfoni della sala stampa dello Zaccheria e ha analizzato il prossimo impegno dei Satanelli alla ricerca del punto che dopo 19 anni garantirebbe la promozione in Serie B ai rossoneri.

Ecco le parole della conferenza:

Sono venuto qui a Foggia per dare una mano per raggiungere l’obiettivo comune. Non voglio fare il presuntuoso ma ho sempre saputo che qualità e quali ambizioni avesse questa squadra. Non mi sono ambientato subito perché dovevo capire il gioco che il gruppo portava avanti da più di un anno. Qui credo di essere cresciuto e soprattutto ho capito cosa vuol dire vivere il calcio, e non solo, al Sud. C’è un grandissimo attaccamento. Conoscevo Angelo, però quando giocavamo insieme io ero “costretto” a rimanere più basso. Durante il campionato ci sono stati momenti complicati ma siamo stati sempre uniti. Dopo la sconfitta con la Juve Stabia sembrava che avevamo perso il campionato. Da Melfi abbiamo cambiato mentalità, quella partita ci ha fatto capire tante cose. Fortunatamente hanno sbagliato il rigore e ci è scattato qualcosa nella testa. Non è stato facile, ci sono state tante difficoltà come Taranto, anche se è stata una cavalcata eccezionale.

DIECI VITTORIE CONSECUTIVE - Abbiamo fame e poi vincere aiuta a vincere. Siamo una squadra che gioca a calcio e sin dall’inizio ha lottato per il primo posto. Abbiamo sempre cercato di star tranquilli ed imporre il nostro gioco, col passare delle partite siamo migliorati molto in questo. Siamo stati ignoranti e intelligenti, anche dopo le sconfitte il mister ci ha sempre detto di rimanere tranquilli. Sono convinto di aver dato il mio contributo umano e penso che sia stato apprezzato nonostante le difficoltà iniziali. Sono stato fortunato ad avere dei compagni che mi hanno trattato come un fratello.

MAZZEO - Ho una grande intesa con lui ma anche con altri, poi in ritiro dividiamo sempre la camera.

STROPPA - Il mister è stato importante sotto tanti aspetti, dopo Taranto lui è stato tranquillo e sereno, non ci ha portati in ritiro. Il suo modo di gestire le settimane, le partite e le sconfitte è stato straordinaria. Abbiamo sempre cercato di giocare a calcio, ci abbiamo messo di tutto.Abbiamo fatto come si dice in gergo “tanta roba”, ottanta punti sono tanti. Non ci credo ancora che manca un punto, sembra ieri che sono arrivato. Ormai siamo lì e stiamo vivendo questa settimana come tutte le altre.

UN PUNTO ALLA SERIE B -  Abbiamo fatto tantissimi punti e dieci vittorie, perché dovremmo fermarci? A Fondi andremo per vincere. Tutti vorrebbero essere nella nostra situazione e non ci interessa cosa fanno gli altri. Abbiamo sempre giocato pensando soltanto a noi stessi. Sono convinto che andremo lì e troveremo una squadra che lotterà fino alla fine, ma non sono preoccupato. Dobbiamo essere concentrati e goderci il momento, sono sensazioni bellissime. Dobbiamo conquistare la vittoria per la gente, so che troveremo un inferno quando torneremo a Foggia. Questa gente mi ha dato molto e sento di essere quasi in debito con loro perché riconosco quasi più quello che ho ricevuto di quello che ho dato. Siamo una squadra forte, anche in B potremmo dire la nostra.

Agostino Piacquadio