Il calcio NON è di chi lo ama

Curva vuota

Sconfitta. L'ennesima. Non parliamo di risultati, no. A perdere, ancora una volta, sono le istituzioni. Altra prova di un "me ne lavo le mani" generale da parte di chi, invece di affrontare i problemi, li evita a discapito del motore trainante di questo sport: il tifo. È facile agire così. È facile fregarsene, distruggendo un passione. 

Non si è in grado di garantire la sicurezza in un impianto da 70mila spettatori in occasione di una gara che non registrerà sicuramente il tutto esaurito? Non si è in grado di adottare misure di sicurezza per non più di 1000 tifosi ospiti provenienti dal Nord della Puglia? Ma che pagliacciata è? Ma di cosa stiamo parlando?

I tifosi sono stati costretti a schedarsi sottoscrivendo la tanto conclamata e pubblicizzata tessera del tifoso, per poi ritrovarsi di fronte al divieto di innalzare i propri colori al di fuori dalle loro mura? Una bella porcata. Dopo gli episodi del dicembre scorso contro il Barletta, si è ormai catalogata Foggia come una tifoseria pericolosa, criminale in ogni dove, quando, ripeto, fuori casa si muovono in meno di mille supporters. Un quadro indecoroso. Un fallimento continuo.

Sui vari social si poteva leggere in questi giorni anche di famiglie foggiane pronte a portare i figli, entusiasti e pronti a tifare rossonero in un derby che le nuove generazioni non hanno mai vissuto sulla loro pelle. Invece per pigrizia, per incompetenza, per pregiudizio, per menefreghismo delle autorità "competenti", tutto ciò non è possibile. Siamo al capolinea.

"Il calcio è di chi lo ama". Che gran bello slogan, se non fosse così stracolmo di incoerenza.

Francesco Beccia

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