Criticare è umano, accanirsi è diabolico

Foto: Backlight Photos

L'arte della critica è da sempre caratterizzata da mille sfaccettature. Soprattutto nel calcio poi, dove sono molteplici i dettagli su cui puntualizzare dopo ogni weekend calcistico. Però grosso modo, la critica può dividersi in due forme: quella insistente e destabilizzante, e quella costruttiva. Della prima, purtroppo, il post-gara di Foggia-Matera - e non solo - ne è uscito pieno zeppo, sia nei bar che sui social. E il bersaglio principale è risultato essere quasi sempre lo stesso: Roberto De Zerbi. Ora a mente lucida, sfogata quasi tutta la rabbia derivante dal risultato, bisognerebbe soffermarsi e riflettere sul personaggio di Roberto De Zerbi, su ciò che ha fatto e soprattutto su ciò che sta facendo. Non si tratta di #iostocondezerbi o modernità similari, si tratta solo di analizzare e definire alquanto paradossali commenti, soliloqui azzardati e pesanti inneggianti alle dimissioni o all'esonero del tecnico. È sinonimo di una riconoscenza pari allo zero. Un allenatore capace di prendere una squadra che sembrava modesta e trasformarla in quella che a tratti sembra un'opera d'arte calcistica, portandola alla ribalta nazionale grazie al suo gioco innovativo non solo per la categoria, e che ha permesso e spinto grossi imprenditori come i fratelli Sannella, a investire e credere nella riconquista di obiettivi importanti non solo per la squadra, ma per l'intera città. Un allenatore che, pareggio o non pareggio, sta facendo oscillare la rosa più forte di tutta la Lega Pro, tra le prime due posizioni di classifica. Dati alla mano, non appare nulla di estremamente negativo, eppure si sente parlare in maniera abbastanza diffusa di fallimento, di palese incapacità, di disastro totale. Basterebbe rigustarsi i primi quaranta minuti della gara di ieri per capire chi è Roberto De Zerbi, e cos'è il Foggia di De Zerbi. Quelle sono solo pessime e affrettate sentenze che fanno male ai colori rossoneri.

La critica costruttiva è un'altra cosa, un altro paio di maniche. E ce ne sarebbero da fare sia sul mister che sui giocatori riguardo alle ultime gare: ad esempio, si potrebbe mettere in discussione il calo mentale e fisico della squadra nella ripresa, che ieri ha raggiunto quasi l'assurdo; oppure l'atteggiamento di qualche giocatore apparso svogliato e poco incisivo; o la fragilità della squadra quando subisce una rimonta; o la "capacità" di passare dal 'gioco totale', al 'gioco nullo' in pochi minuti, già accaduto a Melfi con risultati fortunatamente positivi; o le roventi parole sparate spesso in conferenza stampa. Tutti polveroni che vanno però automaticamente ad annullarsi quando si inizia a sparare solo fango gratuito, in questo momento della stagione, sull'artefice del possibile sogno rossonero. La squadra è sempre lì, ad un punto dalla vetta, e continua a mostrare sprazzi di grandissimo calcio: mai come in questi casi un allenatore ha bisogno della fiducia e dell'affetto della propria piazza, del proprio pubblico. I risultati, le somme, le sentenze, i giudizi definitivi, si tirano alla fine, piuttosto di rischiare di ritrovarsi poi sui 'carri dell'incoerenza'. Quello che serve ora è solo fiducia e pazienza, anche e soprattutto nel criticare. Costruttivi, non distruttivi.

Francesco Beccia

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