EDITORIALE - Un passo avanti e due indietro - I AM CALCIO FOGGIA

EDITORIALE - Un passo avanti e due indietro

L'editoriale di I am Calcio Foggia
L'editoriale di I am Calcio Foggia
FoggiaSerie B

"NCS: non ci siamo". Parafrasando il celebre Dogui della "commedia all'italiana", Guido Nicheli, possiamo rappresentare la pessima, deprimente e a tratti imbarazzante realtà che attanaglia oggi il calcio italiano. Nell'era in cui il più seguito sport del Bel Paese tocca il punto più basso mai esplorato fino ad oggi con la mancata qualificazione al campionato mondiale, una flebile speranza di rinascita, della tanto conclamata rivoluzione, era stata rappresentata dalla svolta avuta in agosto con il protocollo d'intesa sugli stadi della FIGC che annunciava l'addio alla tessera del tifoso. Un mea culpa, un rischio assunto dagli artefici come a riconoscerne il fallimento, concedendo apparentemente fiducia alle componenti che colorano, accendono e ravvivano la passione per questo sport. Una su tutti, i tifosi, affidando loro una grande responsabilità, soprattutto a chi si è ritrovato alla fine vittorioso nella battaglia del "no alla tessera". Un notevole messaggio di speranza verso uno sport in totale involuzione nel nostro paese.

I primi mesi, dati alla mano, si sono rivelati un successone: più gente allo stadio e soprattutto più tifosi in trasferta. Portabandiera di quest'ultimo contesto è stata senza dubbio la tifoseria del Foggia. Tornata in B dopo quasi 20 anni, subito dopo gli spiacevoli (e interni) episodi estivi nel ritiro di Castel Di Sangro - avvenuti prima della firma del protocollo d'intesa sugli stadi -, si è resa protagonista di esodi consistenti, di sold-out (o quasi) in ogni trasferta della loro squadra, due su tutti quelli di Cesena (oltre 4000 presenze) e di Ascoli domenica scorsa (oltre 3000 presenze), ricevendo complimenti da ogni lato - comprese le Questure di Foggia e Ascoli - sul comportamento esemplare avuto in ognuno degli stadi "toccati". Un grande segnale di maturità apprezzato da tutta Italia.

Ma improvvisamente, quando ci sono tutti gli ingredienti giusti per affrontare il banco di prova più importante, quello del derby contro il Bari al "San Nicola", atteso da entrambe le tifoserie da appunto vent'anni, che si fa? Si vieta la trasferta. E' come fare un passo avanti e due indietro. Che senso ha rischiare per poi "lavarsi le mani" alla prima, vera e importante occasione? Dov'è questa voglia di rinascita del calcio italiano espressa dal Ministro dello Sport, Luca Lotti, pochi giorni fa, se poi si vieta la possibilità a forse diecimila persone di essere presente ad una potenziale festa dello sport? Poteva essere un fondamentale punto di partenza, e invece...

...e invece è tutto inutile. Perché l'Italia politica si è rivelata, ancora una volta, vile e codarda. La rivoluzione, per ora, è solo fumo negli occhi. Siamo alla solita "commedia all'italiana", ma il protagonista, ahinoi, non è il Dogui. Queste sono risate amare

Francesco Beccia